VIOLENZA SULLE DONNE, LA PREVENZIONE PARTE DELLA SCUOLA
La violenza contro le donne continua a rappresentare una delle emergenze sociali più gravi del Paese. Entrano a far parte nei cuori degli italiani casi nuovi, che istituiscono paura e terrore nell’animo di chi li segue. La drammatica vicenda di Lorena Isceri, uccisa dall’ex compagno, ha riportato al centro del dibattito la necessità di intervenire prima che situazioni di violenza arrivino al loro esito più tragico.
Il padre della donna chiede un intervento immediato da parte delle istituzioni, aspettandosi una maggiore unità politica e soprattuto un investimento deciso sulla prevenzione, a partire dalle scuole e dal potenziamento dei centri anti violenza.
I numeri del 1522
Recenti dati dell’Istat mostrano quanto sia ancora esteso il fenomeno. Facendo riferimento al 2025, il numero antiviolenza e stalking 1522 ha ricevuto 72.410 chiamate, delle quali 61.303 considerate valide. In 25.912 casi la richiesta era direttamente legata a episodi di violenza.
Ciò che colpisce di più le vittime è la violenza psicologica, seguita da quella fisica, dallo stalking e dalle minacce. Il fenomeno, inoltre, è spesso caratterizzato dalla ripetizione degli episodi e si sviluppa prevalentemente all’interno delle relazioni familiari o di coppia.
Un dato particolarmente significativo è inerente alle giovani donne. Tra le vittime che si sono rivolte al numero nel 2025, 1.602 avevano tra i 18 e 20 anni, mentre la fascia da 21 a 25 conta 1.657 casi.
La scuola come luogo di prevenzione
È dinanzi a questi casi che il ruolo della scuola diventa fondamentale. Prevenire la violenza significa insegnare sin dall’adolescenza a riconoscere il rispetto, l’uguaglianza e a proteggersi da tutti quei comportamenti che possono trasformarsi un domani in controllo, possesso o abuso.
La materia aggiunta da poco, educazione civica, prevede una maggiore attenzione al tema. Dedica ore all’educazione al rispetto e alle relazioni, alla parità di genere e al contrasto di pregiudizi, discriminazioni e violenza. Proviene dal MIM la richiesta di rafforzare nelle scuole una vera cultura al rispetto.
La scuola può diventare uno dei primi luoghi in cui ragazze e ragazzi imparano a riconoscere una relazione sana, a gestire in conflitti e a comprendere che gelosia, controllo del telefono, isolamento dagli amici o limitazione della libertà della persona non sono manifestazioni d’amore.
Una rete che deve funzionare prima della tragedia
La scuola non può essere lasciata sola. Ad inserirsi nel contesto devono essere anche: famiglie, servizi sociali, centri antiviolenza e istituzioni in generale. Nel 2025 il 1522 ha indirizzato una parte consistente delle vittime verso altri servizi territoriali, confermando l’importanza di una rete capace di accompagnare le donne nel percorso di uscita dalla violenza.
L’obiettivo che diventa sfida, non è soltanto aumentare gli strumenti per intervenire dopo una violenza, ma riuscire a riconoscere i segni molto prima. Educare al rispetto significa costruire gli strumenti culturali per impedire che la violenza venga considerata dalla società normale o giustificabile.
Andrea Sole Paglia




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