INTELLIGENZA ARTIFICIALE: USATA DA MOLTI, COMPRESA DA POCHI

IA a scuola, le novità

Da tempo condividiamo la nostra quotidianità con l’IA. Chatbot, motori di ricerca, social network e applicazioni digitali sono ormai alla portata di tutti i giovani. Andando più nello specifico vediamo come l’IA permetta a tutti gli studenti di: cercare informazioni utili, scrivere testi, tradurre, creare immagini e supportare lo studio in generale. Ma saper utilizzare strumenti cosi potenti non è sempre facile.

Conoscenza e comprensione non coincidono

Una ricerca sta spopolando sul web, quella dell’Istituto Tecnico Rondani di Parma su 729 studenti che mostra chiaramente un forte divario.

Il 95,6% dei ragazzi dichiara di conoscere l’intelligenza artificiale, ma soltanto il 62,6% afferma di comprenderne il funzionamento. Il dato evidenzia una differenza importante tra conoscenza superficiale e competenza. Molti giovani hanno familiarità con applicazioni basate sull’intelligenza artificiale, ma non sempre sanno spiegare come vengono prodotti i risultati o quali siano i limiti della tecnologia.

Ad oggi esiste l’AI literacy, cioè l’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale, che comprende diverse competenze: conoscere i principi base, saper valutare l’affidabilità delle risposte, riconoscere eventuali errori o distorsioni e utilizzare questi strumenti in maniera consapevole e responsabile.

Un fenomeno che riguarda la scuola

Con l’entrata in scena dell’IA diventa sempre più “facile” eseguire alcune ricerche o compiti, ma l’errore è dietro l’angolo. Proprio per questo la scuola diventa fondamentale in un panorama di conoscenza, bisogna difatti insegnare agli studenti come verificare tutte le risposte che si ricevono dalla macchina, invece di dare per scontato la buona riuscita del risultato.

La scuola può quindi trasformare l’IA da semplice strumento tecnologico a vero oggetto di educazione, collegandola alle competenze digitali e al pensiero critico.

Dalla matematica all’educazione civica: l’IA può diventare interdisciplinare

L’intelligenza artificiale si presta inoltre a essere affrontata attraverso diverse discipline. In informatica si possono spiegare algoritmi e apprendimento automatico; in matematica si possono introdurre probabilità e analisi dei dati; nelle materie umanistiche si possono discutere creatività, linguaggio e rapporto tra uomo e macchina.

È stata inserita da qualche anno una materia molto importante che diventa fondamentale tra tutte le discipline: educazione civica. Essa può offrire uno spazio impronte per affrontare privacy, copyright, discriminazioni algoritmiche e responsabilità nell’utilizzo dei sistemi automatizzati.

L’obiettivo comune non è quello di rendere tutti gli studenti dei perfetti programmatori, ma di fornire loro tutti gli strumenti e le capacità per capire quando, perché e con quali precauzioni utilizzare l’IA.

La richiesta di un controllo umano

Un dato molto importante è l’87,9% degli studenti che coinvolti nella ricerca considera indispensabile mantenere una supervisione umana sulle decisioni affidate all’intelligenza artificiale.

In questo modo i ragazzi riconoscono la potenzialità che si può portare a livello educativo ma richiedono comunque una supervisione umana sulle decisioni definitive.

Questo principio assume particolare rilevanza anche nella scuola, dove l’IA non dovrebbe sostituire il ruolo del docente, la relazione educativa o la valutazione professionale dell’insegnante.

Andrea Sole Paglia


Comments

  • Educazione Civica, che grande cosa e che grande ritorno. Mi auguro che si comprenda ci come la conoscenza e cultura personale, come riportato nell’articolo, aiutino a comprendere la direzione e la critica costruttiva necessaria.

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