IA NELLE SCUOLE: FORMAZIONE E NUOVE RESPONSABILITÀ PER DOCENTI E DIRIGENTI
Il mondo dell’intelligenza artificiale entra sempre di più a far parte dell’istruzione, porta con sé nuove opportunità ma anche grosse responsabilità. Per questo la formazione del personale scolastico assume un ruolo cardine: non ci si può fermare alle conoscenze basilari che si assimilano inizialmente, come l’uso di un chatbot, ma occorre bensì comprendere anche i limiti, rischi e regole legate al suo impiego.
L’AI Act e l’alfabetizzazione del personale
Fondamentale è il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, l’AI Act. Tra i vari articoli importanti per le norme scolastiche, il 4 prevede che fornitori e utilizzatori di sistemi IA adottino misure per sviluppare un adeguato livello di alfabetizzazione tra il personale che utilizza queste tecnologie, tenendo conto delle competenze e del contesto di utilizzo. La disposizione è applicabile dal 2 febbraio 2025.
Il livello che si apprende a fine della formazione non può essere uguale per tutti i docenti, ma deve essere proporzionato al ruolo e agli strumenti effettivamente utilizzati.
Il ruolo della scuola secondo il MIM
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato nel 2025 le Linee guida per l’introduzione dell’IA nelle istituzioni scolastiche. Il documento espone tre grandi ambiti di applicazione: supporto agli studenti, attività dei docenti e organizzazione della scuola.
Il Ministero indica esplicitamente che tutta la comunità scolastica è chiamata a seguire quel che è stato stabilito, compresi dirigenti, DSGA, personale amministrativo e tecnico, docenti, studenti e famiglie. Inoltre il programma da seguire sottolinea la necessità di valutare preventivamente bisogni, rischi e modalità di utilizzo dei sistemi di IA.
Privacy, errori e decisione umana
Il tema diventa estremamente delicato quando si chiarisce che anche l’IA non è perfetta, essa può infatti produrre informazioni inesatte, incorporare distorsioni nei risultati o trattare dati personali in modi non compatibili con le regole sulla protezione dei dati.
Proprio questo è uno dei motivi che porta a spostare l’attenzione della formazione su temi come la privacy, la sicurezza, la trasparenza, i bias, le affidabilità delle risposte e verifica delle informazioni. L’obiettivo è chiaro: non si vuol sostituire il pensiero critico con quello meccanico, ma mettere il personale nelle condizioni di comprendere quando e come utilizzare questi strumenti.
Le competenze digitali cambiano
Anche il quadro europeo delle competenze digitali si è aggiornato. DigComp 3.0, pubblicato nel 2025, integra trasversalmente le competenze legate all’IA, insieme a cybersecurity, disinformazione, diritti digitali e benessere online. L’intelligenza artificiale viene ormai considerata parte delle competenze digitali necessarie per affrontare studio, lavoro e vita sociale.
La Commissione europea ha inoltre creato un repertorio di buone pratiche sull’alfabetizzazione all’IA, che raccoglie più di 40 iniziative di formazione provenienti da settore pubblico e privato.
Andrea Sole Paglia




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