SCUOLA IN CARCERE, VALDITARA LANCIA “FOLSOM FREEDOM”: L’AIUTO A RIALZARSI

Scuola in carcere

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha presentato un progetto innovativo destinato alle persone detenute: il “Folsom Freedom”, un’iniziativa realizzata con il supporto del Ministro della Giustizia e delle Ferrovie dello Stato. L’obiettivo è molto chiaro: usare realtà virtuali e formazione tecnica per costruire nuove competenze professionali, così da rendere più reale e concreto il ritorno alla società odierna dopo la detenzione.

Il Ministro ha ricordato esplicitamente l’articolo 27 della Costituzione italiana, che stabilisce che la pena deve tendere alla rieducazione. Ha per questo definito la scuola “lo strumento più potente per permettere a chi è caduto di rialzarsi”.

Un ampliamento senza precedenti

Valditara ha annunciato un’enorme somma di investimento per la causa: i fondi per la scuola in carcere passano da 4,1 milioni a oltre 29 milioni di euro. Essi sono destinati a:

  • Nuovi laboratori;
  • Attività integrative;
  • Percorsi sperimentali;
  • Tecnologie immersive.

L’intento è ampliare una realtà educativa che in Italia esiste da decenni, ma che spesso rimane ai margini del dibattito pubblico.

I numeri tra studenti e insegnanti

Ad oggi in tutte le strutture penitenziarie italiane ci sono quasi 17 mila detenuti iscritti a percorsi di istruzione.

Guardando nel dettaglio:

  • 6.695 studenti nel primo ciclo (elementari e medie);
  • 10.653 studenti nelle scuole superiori;
  • 305 sezioni scolastiche attive dentro gli istituti penitenziari;
  • 1.075 docenti dedicati esclusivamente alla scuola in carcere;
  • 1.442 insegnanti considerando anche quelli di sostegno.

A questi numeri si aggiunge uno dei dati più significativi per la nostra penisola: l’Italia è uno dei Paesi europei con il maggior numero di percorsi scolastici attivi in carcere, secondo i report del Consiglio d’Europa e del Ministro della Giustizia.

Nonostante questo importante fenomeno, la dispersione scolastica resta molto elevata: secondo stime del Censis e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, oltre il 55% dei detenuti non ha un diploma e quasi il 70% non possiede competenze professionali spendibili sul lavoro.

Il nuovo progetto

La nuova iniziativa, presentata dal MIM, prende appunto il nome di “Folsom Freedom”, e introduce nei penitenziari simulatori e visori VR per: ricostruire ambienti di lavoro complessi; allenare gesti tecnici in totale sicurezza; avviare corsi collegati ai fabbisogni delle imprese e aggiornare le competenze anche di chi non può accedere a laboratori fisici.

Una scuola che include, una pena che rieduca

Nel sistema penitenziario la scuola può davvero cambiare vite. Il Ministro Valditara lo ristabilisce: il collegamento tra istruzione e mondo del lavoro è fondamentale, soprattutto in carcere. Secondo i dati del Ministero della Giustizia: chi non studia né si forma in carcere ha una recidiva vicina al 68%, chi partecipa a percorsi scolastici scende sotto il 20% e chi trova lavoro dopo la scarcerazione arriva a una recidiva inferiore al 10%. Questo è il motivo per il quale la formazione tecnica e professionale è oggi uno degli strumenti più efficaci per il reinserimento sociale.

Eppure se ne parla poco… è grazie a progetti come “Folsom Freedom” che si mette in luce il potere educativo nelle scuole in carcere. Ci sono moltissime persone dietro che ogni giorno danno una seconda possibilità per: restituire dignità, costruire competenze e ridurre il rischio di nuovi reati, da parte dei detenuti. Investire nell’istruzione dietro le sbarre significa rafforzare la sicurezza di una società intera.

Andrea Sole Paglia


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