IL LEGAME CON LA LETTURA: OLTRE UN QUINTO DEGLI ADOLESCENTI NON LEGGE

L'importanza della lettura

Negli anni passati, l’Istat, ha prestato particolare attenzione ai giovani, dagli 11 ai 19 anni, dando il via ad una ricerca sugli hobby praticati , mostrando una realtà che preoccupa educatori, scuole e famiglie: la lettura è sempre meno centrale nella vita dei giovani adulti.

Secondo l’indagine, il 22,1% degli adolescenti, facente parte di quella fascia d’età, non ha letto un solo libro nell’ultimo anno. Il dato, però, cambia drasticamente se lo si osserva in base al genere:

  • 28.5% dei maschi non legge mai;
  • 15,3% delle femmine non legge.

Sono le donne a mostrare un coinvolgimento più forte verso i libri. Il nodo più evidente riguarda i lettori assidui: il 29,2% delle adolescenti legge più di sei libri all’anno, mentre tra i coetanei uomini la quota crolla, fino ad arrivare a 16,1%.

Preadolescenti più curiosi: il calo arriva dopo i 14 anni

Il passaggio dalla preadolescenza all’adolescenza segna un cambiamento netto:

  • Tra gli 11-13 anni, il 26,7% legge con costanza;
  • tra i 14-19 anni, la quota scende al 20,4%.

Le ragazze di 11-13 anni rappresentano la fascia più vicina alla lettura: il 32,4% dichiara di aver letto più di sei libri nel corso dell’anno. Il dato più critico riguarda la fascia maschile che va dai 14 ai 19 anni, mostra la percentuale più alta di non-lettori in assoluto. La tendenza suggerisce che la preadolescenza è un periodo di maggiore disponibilità verso i libri, mentre l’ingresso nell’adolescenza porta spesso a una riduzione dell’interesse, complice anche è l’aumento del tempo passato online e sui social in generale.

Il contesto più ampio: l’Italia resta tra i Paesi europei che leggono di meno

Per comprendere meglio il fenomeno, è utile guardare anche oltre i confini italiani. Secondo i dati Eurostat e OCSE: l’Italia è tra i Paesi in Europa per quota di lettori abituali, solo 4 italiani su 10 leggono almeno un libro all’anno, mentre la media europea supera il 60%. La diminuzione tra i giovani, rischia quindi di ampliare il divario culturale già presente sotto agli occhi degli altri Paesi.

L’arrivo alle università

Il rapporto con la lettura, che si viene a creare sin da tenera età, riporta riscontri anche in un futuro. Le università osservano da tempo:

  • Cali nelle competenze di comprensione del testo, soprattutto nei corsi tecnico-scientifici.
  • Difficoltà nei testi d’ingresso, dove la parte di ragionamento verbale o comprensione è spesso quella con più errori.
  • Una minore predisposizione alla lettura accademica tra gli studenti che non hanno sviluppato abitudini di lettura continuative.

Alcuni studi hanno rilevato che gli alunni che leggevano con costanza alle superiori hanno maggiori probabilità di completare la laurea nei tempi prestabiliti, mostrano risultati migliori nelle materie teoriche e inoltre presentano una dialettica migliore, che crea abilità più solide di scrittura e di analisi.

Diversi atenei stanno inserendo dei corsi propedeutici di lettura e comprensione, laboratori di scrittura e percorsi di potenziamento linguistico per colmare i divari che emergono già nei primi mesi di lezioni.

Perché è importante intervenire…

La lettura non è soltanto un’attività culturale: favorisce capacità trasversali indispensabili nel mondo moderno, come il saper interpretare testi complessi, aiuta nell’aumento di concentrazione, a sviluppare un pensiero critico ma soprattutto insegna a saper argomentare e a destreggiarsi all’interno di fiumi di parole che ci circondano ogni giorno. In un contesto dove il dedicarsi a pagine gialle diventa laborioso, politiche scolastiche e universitarie mirate possono contribuire a invertire la tendenza, sostenendo pratiche di lettura continuativa sin dai primi anni.

Andrea Sole Paglia


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