EDUCAZIONE SESSUALE A SCUOLA: VALDITARA CHIARISCE LE NUOVE REGOLE E RISPONDE ALLE POLEMICHE
Negli ultimi giorni il tema dell’educazione sessuale nelle scuole italiane è tornato al centro dell’attenzione pubblica, dopo l’approvazione di un emendamento al Disegno di legge sul consenso informato che limita gli interventi esterni su tematiche sessuali fino alla scuola media. La modifica, proposta dall’onorevole Giorgia Latini, ha riacceso il dibattito politico e culturale sul ruolo dell’istruzione e delle famiglie nell’educazione dei più giovani.
Il Ministro dell’istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha deciso di intervenire per “fare chiarezza” e smentire le notizie secondo cui il Governo avrebbe abolito l’educazione sessuale dai programmi scolastici.
“Non abbiamo eliminato l’educazione sessuale”
Durante un’intervista a Mattino Cinque e successivamente a Esperia, Valditara ha spiegato che “nessuna abolizione è avvenuta”. Secondo il ministro, la legge “mantiene pienamente validi i programmi scolastici già in vigore”, nei quali si affrontano argomenti fondamentali legati al corpo umano, alla pubertà, alla riproduzione e alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.
«Chi parla di cancellazione dell’educazione sessuale mente — ha dichiarato Valditara — nei programmi si studiano le differenze biologiche tra i sessi, il funzionamento dell’apparato riproduttivo e le trasformazioni legate alla crescita. Tutto questo è educazione sessuale scientifica, inserita nelle ore di scienze e biologia».
Il nodo tra scuola e famiglia
Il ministro ha poi ricordato che l’articolo 30 della Costituzione italiana riconosce ai genitori il diritto e il dovere di educare i figli, sottolinenando che la scuola deve agire come supporto, non come sostituto della famiglia. Il nuovo disegno di legge, infatti, prevede che nella scuola secondaria di secondo grado – quindi dalle superiori in poi – i genitori siano informati e diano il loro consenso scritto se l’istituto decide di attivare corsi aggiuntivi con esperti esterni.
Valditara ha distinto inoltre fra educazione sessuale e teoria gender, ribadendo che “non è compito della scuola insegnare ai bambini piccoli concetti legati alla fluidità di genere o all’identità sessuale”, ma fornire conoscenze scientifiche adatte all’età, per evitare confusione e rispettare la sensibilità delle famiglie.
La situazione in Italia e in Europa
L’Italia, insieme a pochi altri Paesi europei come la Bulgaria e la Lituania, non ha un programma nazionale uniforme di educazione sessuale. Le linee guida variano da scuola a scuola e spesso dipendono dalla volontà dei singoli dirigenti scolastici o dei progetti regionali.
Secondo un rapporto del’OMS e dell’UNESCO, solo il 30 % degli studenti italiani riceve una formazione sistematica su temi di salute sessuale e affettiva, mentre nei Paesi del Nord Europea l’educazione sessuale è integrata nel curriculum fin dalla scuola primaria e include anche l’educazione al consenso e al rispetto reciproco.
Un equilibrio tra scienza e valori
Il Governo punta dunque a riequilibrare il rapporto tra conoscenze scientifiche e responsabilità educativa delle famiglie, garantendo che gli studenti continuino ad apprendere nozioni fondamentali sulla salute e sul corpo umano, ma in un quadro rispettoso dei valori familiari e costituzionali.
Valditara ha concluso il suo intervento ribadendo: <<L’educazione sessuale serve a conoscere sé stessi, a proteggersi e a crescere con consapevolezza. Nessuno vuole cancellarla, ma vogliamo che venga insegnata con equilibrio, competenza e rispetto>>.
Andrea Sole Paglia




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