CRANS-MONTANA E LA PREVENZIONE MANCATA: PERCHÉ EDUCARE AL SOCCORSO DEVE PARTIRE DAI LUOGHI DI FORMAZIONE
Nei giorni passati a scuotere profondamente i cuori di migliaia di persone è stata la tragedia avvenuta in una località nota della Svizzera, Crans-Montana. Nella notte di Capodanno un grave incendio è divampato all’interno di un locale notturno. Il fuoco ha causato la morte di numerosi giovani e il ferimento di oltre cento persone, molte delle quali adolescenti presenti per le vacanze invernali. Le autorità del Cantone Vallese hanno aperto un’inchiesta per verificare le eventuali responsabilità legate alla sicurezza, alle modalità di evacuazione e alla gestione dell’emergenza. Ed è proprio qui che si apre una questione spesso evocata solo dopo l’avvenimento di eventi drammatici: la preparazione ad affrontare situazioni di emergenza.
Una fragilità che riguarda tutti i Paesi
Secondo dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno solo in Europa oltre le 800.000 persone restano ferite in incidenti legati a incendi, panico di massa o evacuazioni mal gestite. Un numero elevato è legato ai giovani, che spesso non sono in grado di inquadrare la situazione, impreparati a riconoscere i segnali di pericolo e a mettere in atto comportamenti adeguati. Ad inserirsi nel contesto è la tragedia di Crans-Montana, mostrando come la mancanza di una diffusa cultura della prevenzione possa influire nella trasformazione di un evento in una catastrofe.
La scuola come primo presidio di sicurezza
In molti, tra esperti di protezione civile e pedagogisti, affermano che la capacità di reagire in modo corretto di fronte ad un problema non è innata, ma si apprende. La scuola, in quanto luogo attraversato da tutte le generazioni, rappresenta uno spazio privilegiato per costruire competenze di base legate alla sicurezza: dalla lettura degli ambienti al comportamento in caso di incendio, fino alla gestione delle emozioni durante un’emergenza.
Secondo il Dipartimento della Protezione Civile, meno del 30% degli studenti, in Italia, ha partecipato negli ultimi anni ad attività strutturate di educazione al rischio. Nei luoghi di attuazione di corsi di questo tipo, si registrano però, tempi di evacuazione sempre più rapidi e una maggiore capacita di cooperazione tra pari.
Dall’istruzione scolastica all’università
Il tema non riguarda solo l’istruzione base. Anche le università, possono svolgere un ruolo centrale all’interno della vita de giovani adulti, sia nella formazione di futuri professionisti, sia come luoghi di ricerca e sperimentazione. In diversi Paesi europei stanno nascendo corsi universitari e moduli trasversali dedicati alla gestione delle emergenze, alla sicurezza degli spazi pubblici e alla psicologia dei forti cambiamenti.
Secondo i rapporti dell’OCSE, gli studenti che aderiscono a questi tipi di corsi, mostrano una maggiore consapevolezza civica e una più alta propensione a intervenire correttamente in situazioni di pericolo.
A mettersi sotto i riflettori è anche la gestione del trauma, un aspetto cruciale che ha riguardato in questo caso, in prima persona, i ragazzi coinvolti nella tragedia nei giorni passati. Le scuole hanno attivato servizi di supporto psicologico a riguardo , riconoscendo che l’educazione al soccorso non riguarda solo le azioni pratiche, ma anche la capacità di elaborare quesiti eventi estremi.
Un investimento verso la collettività
Il rischio di cui parliamo, non può essere cancellato come se nulla fosse, ma può essere ridotto con tempo e impegno. Aiutare tramite le istituzioni crea un ambiente più protetto, inserendo delle responsabilità cardini nella formazione del cittadino.
La tragedia di cui i media stanno fornendo notizie in questi giorni bui, ci insegna che senza educazione alla prevenzione, anche i sistemi più avanzati restano vulnerabili.
Andrea Sole Paglia




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