AFFITTI ALLE STELLE: LA VITA FUORI SEDE TRA OPPORTUNITÀ E SACRIFICI
Trasferirsi per l’università fuori dal proprio Comune si conferma una scelta ricca di opportunità ma che cela un lato con forti ostacoli, soprattutto economici. In Italia, gli studenti che affrontano l’esperienza da fuori sede si trovano spesso a dover destinare una fetta importante del proprio budget mensile all’alloggio, con ricadute significative sui percorsi di studio e sulla qualità della vita.
I costi delle stanze nelle città universitarie
In molte città italiane universitarie il mercato della stanza per studenti presenta costi elevati e in rapido aumento. Per esempio a Milano il canone medio per una singola ha toccato circa 730 euro al mese, secondo dati recenti. A Bologna e Firenze si registrano canoni tra i 600 e 650 euro mensili, mentre in città del Sud l’affitto medio per una singola rimane al di sotto dei 300-350 euro. In generale, il costo medio nazionale per una stanza destinata a studenti è aumentato di circa +23% rispetto all’anno precedente.
Condivisione e compromessi abitativi
Per far fronte all’aumento degli affitti, molti studenti optano per soluzioni condivise. Il fenomeno della stanza o del posto letto in appartamento condiviso riguarda oggi una larga parte della popolazione studentesca fuori sede. Questa scelta consente di ridurre i costi e agevolare le famiglie, ma al contempo obbliga a scendere a compromessi su spazi, privacy e condizione abitative. In molti casi, la stanza singola resta un lusso: analisi recenti mostrano che solo una minoranza degli studenti può permettersela, mentre la maggioranza vive con almeno altri due coinquilini.
Chi sopporta i costi e con quali ripercussioni
La copertura delle spese abitative grava in massima parte sulle famiglie: in circa il 38-40% dei casi sono i genitori a farsi carico dell’intero costo dell’alloggio. Solo una parte abbastanza contenuta di studenti riesce a finanziare l’affitto con un lavoro part-time, o tramite borse di studio. Quando il costo dell’alloggio è troppo elevato, gli studenti devono spesso rinunciare ad altre spese – materiali didattici, attività culturali, trasporti – o addirittura decidere se continuare o sospendere l’università.
Verso soluzioni concrete
Qualche risposta istituzionale comincia a profilarsi. Entro il 2026 si prevede di ampliare l’offerta di posti letto negli studenti pubblici e privati: cono programmati circa 60.000 nuovi alloggi dedicati agli universitari. Inoltre, a livello fiscale, è disponibile per gli studenti fuori sede una detrazione fino al 19% sui canoni di locazione, con un tetto annuo di circa 2.633 euro, a patto che siano rispettati requisiti quali la distanza dalla residenza e la registrazione del contratto d’affitto. Queste misure rappresentano l’inizio di un cammino verso un futuro migliore, ma molti osservatori ritengono che siano ancora insufficienti rispetto all’entità del problema.
Quale futuro per l’abitante studentesco?
Il quadro che emerge è quello di un diritto allo studio che si scontra con una barriera abitativa sempre più alta. La casa, diventa un fattore decisivo non solo per la mobilità degli studenti, ma anche per il successo formativo. Investire in soluzioni abitative capillari e sostenibili significa facilitare il percorso che migliaia di ragazzi decidono di intraprendere ogni anno. Le università, le istituzioni locali e i soggetti privati sono chiamati a collaborare per costruire un “ecosistema abitativo” che metta al centro lo studente e non solo il mercato immobiliare.
Andrea Sole Paglia




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