ADDIO AL MAESTRO VESSICCHIO: LA MUSICA COME LEZIONE DI VITA
La musica italiana perde una delle sue voci più autorevoli e gentili: Giuseppe “Beppe” Vessicchio, direttore d’orchestra, compositore, divulgatore e soprattutto insegnante di umanità. Il maestro si è spento a Roma, all’età di 68 anni, in seguito a una polmonite interstiziale che non gli ha lasciato alcuna via d’uscita. La notizia, diffusa dall’ospedale San Camillo Forlanini, ha scosso il mondo dello spettacolo, ama anche quello dell’educazione musicale, dove il suo nome è sempre stato sinonimo di rigore e passione.
Dal liceo al Conservatorio: la disobbedienza del talento
Dietro la barba folta e lo sguardo mite del “maestro più amato d’Italia” c’era la storia di un ragazzo napoletano cresciuto tra le note. Nato a Fuorigrotta, Vessicchio aveva dovuto affrontare un padre che lo voleva architetto, non musicista. Ma la sua vera scuola non stava nei libri di geometria: stava nei corridoi del Conservatorio di San Pietro a Majella, dove entrava di nascosto per seguire le lezioni, ascoltare, assorbire, imparare.
Fu li che nacque la sua idea di musica come forma di educazione totale: non un mestiere, ma un modo di pensare, di sentire e di convivere con gli altri. Vessicchio amava ricordare che “la musica insegna la disciplina, ma anche la libertà”. Una frase che oggi suona come il suo testamento spirituale, per tutti coloro che decidono di inserire la musica come omaggio nella propria vita.
Un ponte tra la scuola e il palcoscenico
La sua carriera lo portò infine lontano di banchi, ma mai davvero fuori dal mondo dell’insegnamento. In televisione, nelle aule universitarie, nei laboratori con i giovani artisti, Vessicchio aveva un dono raro: trasformare ogni spiegazione in racconto, ogni prova in lezione di vita.
Per anni ha collaborato con istituzioni musicali e accademiche, ricordando a studenti e docenti che la creatività non nasce dall’improvvisazione, ma dall’ascolto e dallo studio costante.
Molti giovani, soprattutto quelli che lo avevano conosciuto grazie ad Amici di Maria De Filippi, lo consideravano un modello educativo alternativo: capace di parlare di armonia come se parlasse di etica, di suono come se parlasse di valori.
Il cordoglio del mondo musicale e accademico
Le parole di commiato si sono moltiplicate in queste ore. La premier Giorgia Meloni ha ricordato Vessicchio come “la colonna sonora dell’Italia degli ultimi decenni”, mentre numerosi artisti — da Fiorella Mannoia a Lorella Cuccarini, da Valerio Scanu a Rudy Zerbi — hanno espresso affetto e gratitudine per un uomo che ha saputo unire competenza e dolcezza.
Sono arrivati moltissimi messaggi di riconoscenza anche dal mondo universitario: diversi Conservatori e Dipartimenti di Musicologia hanno annunciato l’intenzione di dedicargli seminari o intere giornate studio, per mantenere vivo il suo ricordo e il suo lascito.
Un’eredità che suona ancora
Un nome che resterà per sempre legato a Sanremo, alle colonne sonore e ai progetti didattici, ma soprattutto a un’idea di musica come forma di educazione dell’anima e della mente. Vessicchio ci ha ricordato che la musica non è un suono perfetto, ma un dialogo tra le imperfezioni umane.
Andrea Sole Paglia




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